UN BUCO NEL CUORE: perché la morte di un artista ci fa così male?

January 14, 2016

 Sono giorni che ci sto pensando, da quando si è diffusa la notizia della morte di David Bowie.

 

Oggi è toccato ad Alan Rickman.

 

Perché la morte di un artista mi rende così triste?

 

No, triste non è la parola giusta… direi più qualcosa che va dallo smarrimento alla rassegnazione, una profonda oscurità attonita, il buco nel cuore di un bambino a cui abbiano ammazzato il cane davanti agli occhi.

 

Per quale motivo? Eppure loro non erano veramente miei amici, non li conoscevo nemmeno di persona! Perché dunque mi viene solo voglia di prendere l’automobile e guidare piangendo, al riparo dallo sguardo di tutti?

 

La risposta per me è una sola: ARTE. 

Loro avevano dipinto il pianeta di colori in cui tutti potevamo ritrovarci.

Grazie alle loro opere io potevo connettermi con tutto il mondo, ritrovare i miei simili, sentire la risonanza armonica di un benessere che percorreva il mio corpo all’ascolto o alla vista di ciò che avevano creato.

 

… e adesso? Non posso fare altrettanto? No, perché mi guardo attorno e non vedo più esseri viventi che lasciano al mondo qualcosa di unico col loro talento,  mi ritrovo solo migliaia di cloni di cloni di cloni creati da quello che non è X-Factor ma X-Factory.

 

Prodotti di consumo creati in serie, non certo artisti.

 

E io mi sento persa, come un alieno in mezzo agli umani, come un vaso di terracotta, costretto a viaggiar in compagnia di molti vasi di ferro.

 

Mi voglio arrendere a questo immenso, smarrito dolore?

No.

 

Quindi cosa posso fare per superarlo?

Beh, io ho un rimedio da insider, perché mi è sempre piaciuto affiancare l’arte alla vita pesante e ripetitiva di tutti i giorni.

 

Il mio rimedio è quello di circondarmi dei cosiddetti indie.

 

Avete idea di quanta gente sta fuori dai circuiti dell’arte preconfezionata stile Disney o Sony o simili da miliardi di euro?

Avete idea del talento che non è stato inscatolato e sopravvive a stento, o nemmeno sopravvive ma continua a creare arte per il solo piacere di farlo?


Sono tanti. Sono talentuosi. Molti di loro sono anche veramente simpatici.

 

Ecco, io quando mi sento persa, cerco rifugio tra i miei amici artisti: ai tempi di Facebook si fa presto a connettersi, per fortuna.

 

L’unica cosa che posso consigliarvi è di guardarvi attorno e cercare l’arte, quella vera, spontanea, autentica, in grado di farvi ridere, commuovere, riflettere, dormire bene, fare l’amore.

 

Perché d’ora in poi i grandi artisti che muoiono non verranno sostituiti: dovremo imparare a diventare la luce dei nostri stessi sogni.

 

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