Ho quarant'anni e sono divorziata.

Non l'avrei mai detto: ventitré anni fa, quando conobbi il mio ex marito, "divorziata" era ancora una parola da sussurrare.

Anche dodici anni fa, quando mi sposai, nel ricco (di provincialismo) nordest, le donne divorziate erano guardate con sospetto .

Oggi per fortuna non è così: una donna avrebbe la possibilità di rifarsi una vita senza essere additata.

Dico “avrebbe” perché in realtà, a causa della struttura sociale italiana, la maggior parte delle donne è ancora economicamente svantaggiata: a parità di mansioni accetta lavori sottopagati, spesso per la semplice necessità di sopravvivere; è la prima a venire espulsa dal mondo del lavoro, soprattutto in caso di figli; spesso, proprio a causa della mancanza di infrastrutture essenziali di welfare, è costretta a scegliere tra carriera e famiglia.

Il mondo è bello perché è vario, recita il proverbio, così ci sono donne che si rivalgono sul coniuge per mantenere un tenore di vita stabile, ci sono donne che tutelano prima di tutto i figli sacrificando la propria vita, e poi ci sono anche donne come me, che hanno rinunciato ad avere figli quando potevano e che adesso, seppur nell'impossibilità economica di rifarsi una vita da sole, rinunciano a qualsiasi tipo di rivalsa nei confronti dell’ex marito per senso del dovere e per avere una seconda opportunità continuando a guardarsi allo specchio negli occhi.

Per dignità.

Ogni volta che parlo di tutto questo col mio nuovo compagno, la conclusione a cui arrivo è sempre la stessa:

«Io non mi sento in colpa per il mio passato.

Io sto già scontando l’ergastolo per tutto ciò che ho fatto.»

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