"Tessitori di sogni" - racconto a puntate

May 17, 2015

«Li avete mai visti?

Avete mai percepito un’alterazione della realtà?

Oppure pensavate di essere ubriachi o strafatti?

Vi è mai capitato di sentire i peli che si rizzano per quella che qualcuno più sveglio di voi chiama “energia”? Siete stati mai così fortunati da vedere uno di “loro”? Sembrano persone normali, eh... figure sfocate nella nebbia.

Ciò che indossano inizia ad agitarsi, i vestiti iniziano a bollirgli addosso come onde in una pentola piena d’acqua. “Loro” prendono l’aspetto vero, quello che nascondono agli occhi di tutti...»

 

Il barbone borbottava vaneggiando verso la folla che lo scansava proseguendo veloce per prendere il treno alla stazione di Santa Lucia a Venezia.

 

Filippo no.

 

Lui era rimasto lì ad ascoltarlo in silenzio stringendo gli spallacci dello zaino fino a farsi sbiancare le nocche, perché lui sapeva di cosa stava parlando il barbone.

 

“Loro” sono i Tessitori di Sogni.

 

Filippo era un bambino coraggioso che non poteva contare su nessun altro che se stesso; nessun abbraccio materno, nessuno che fosse fiero di lui: aveva una missione e doveva portarla a termine.

 

La stazione di Santa Lucia a Venezia era zeppa di turisti e lavoratori che si affrettavano ad abbandonarla per inseguire le loro vite; la coda gelida di un insidioso vento di Bora s’infilava ovunque lasciando appiccicato addosso il sapore amaro dell’inverno in corso.

 

Filippo si aggiustò gli occhiali sul naso, lo zaino sulle spalle e scese cauto gli scalini della stazione, pronto ad affrontare la scarpinata sui masegni di una città frustata da una sottile pioggia gelida; aveva l’andatura dinoccolata di un bambino cresciuto troppo in fretta, le gambe e le braccia di una mantide religiosa, il cuore ancora gonfio di sogni.

 

Angelica, sua madre, gli aveva insegnato un sacco di leggende piene di luoghi e genti diverse che vivevano mille avventure.

L’appuntamento fisso delle serate d’inverno era composto di cioccolata calda e storie, che erano diventate sempre più complesse a mano a mano che lui era cresciuto; erano gli unici momenti di serenità di una famiglia composta da madre e figlio, con i soldi sempre contati e tanta fatica sulle spalle.

 

Una sera Angelica era caduta per terra priva di sensi.

 

Filippo l’aveva soccorsa, aveva chiamato l’ambulanza, era riuscito ad accompagnarla in ospedale sotto lo sguardo perplesso del primo soccorso e aveva finto con gli adulti che qualcun altro sarebbe andato a prenderlo mentre lei era ricoverata. Invece era tornato a casa da solo macinando un paio d’ore di cammino e aveva iniziato a lavare i piatti nel piccolo lavello del monolocale, alzando la radio per non sentire le solite urla di quelli al piano di sotto, che la mamma trasformava sempre in avventure di pirati.

Filippo era piccolo ma non era ingenuo: Angelica non sarebbe tornata a casa presto.

 

Allora era partito.
 

Aveva messo tutti i suoi averi nello zaino, un pugno di biscotti, pochi risparmi, una maglietta, pantaloni e mutande; aveva lucidato le lenti agli occhiali ed era andato a cercare i Tessitori di Sogni.

 

I Tessitori di Sogni sono una leggenda e tutti quelli che vivono con cognizione di causa sanno che nelle leggende vi è un fondo di verità.

 

Angelica una sera di primavera aveva aperto la piccola finestra del monolocale su una brezza caritatevole quindi, accarezzandogli dolcemente i capelli come solo una mamma sa fare, gli aveva raccontato che quella era una storia che le raccontava già la sua bisnonna, cioè la madre di sua madre, ma che aveva origini molto più antiche, perché anche la bisnonna si ricordava che la mamma di sua mamma gliel’aveva raccontata, e così via indietro per molte generazioni.

A quanto narrava la leggenda, i Tessitori di Sogni erano abili artigiani in grado di cambiare il destino delle persone con la loro sapienza.

Angelica aveva aggiunto con sguardo corrucciato che si trattava di un mestiere molto pericoloso, perché esistono persone che farebbero di tutto per avere un destino migliore, pieno di soldi e di potere, anche a costo di far soffrire altri; per tale motivo i Tessitori di Sogni si erano ritirati dal mondo e nascondevano le loro botteghe nell’unico posto al mondo in cui la realtà non è sempre ciò che appare di primo acchito allo sguardo: Venezia.

 

Filippo aveva compreso dal borbottare innervosito dei medici che Angelica stava morendo.

 

Doveva cambiare il destino di sua madre: aveva bisogno dei Tessitori dei Sogni.

 

©Anna Castelli - 05.2015

 

 

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