Incipit

March 25, 2015

DOŇA ANA

 

«Ay, que pena!» disse sbuffando la piratessa, mentre osservava i suoi uomini caricare con lentezza eccessiva il bottino.

 

Doňa Ana, terrore del Mediterraneo, dissimulava la sua ferocia in una figurina snella e minuta; la pelle chiara, ereditata dalla sua bisnonna materna, rossa e feroce quanto lei, nascondeva al mondo le sue origini spagnole, donandole una criniera fulva e un buon numero di lentiggini sugli zigomi.

Una goccia di sudore le scivolò nell'incavo del seno, andandosi a perdere nell’ampia camicia di lino grezzo, all’altezza del giustacuore di cuoio che la proteggeva dall’irruenza del piombo nemico.

Vedendo il suo umore nero, Jeb, l’anziano primo di bordo, le diede un fischio lanciandole una bottiglia che la donna prese al volo: si trattava di un piccolo gioiello sottoforma di vino, una bottiglia scura e polverosa che riluceva di riflessi violacei nel luminoso sole a piombo sul mare. La donna finalmente sorrise, concedendosi un sorso di quel nettare dopo un istante di riflessione. Percepì un’esplosione fruttata di mora e di cassis al palato; il vino le carezzò la lingua, frusciante come la seta, e la dissetò alfine con richiami profumati di menta, che fecero riemergere i sentori fruttati del liquido. Tornò a guardare Jeb, il suo vecchio amico, il fedele pirata che l’aveva accompagnata per tutti gli anni di mare dopo averle salvato la vita quando, ancora bambina, stava per essere venduta a un bordello, sola al mondo e ancora sporca del sangue fresco dei suoi genitori, morti ammazzati come tanti altri.

Alzò la bottiglia in un gesto di saluto, gli occhi scintillanti di vino e di sole: agli amici, al mare, all’avventura.

A quella vita feroce che oramai le scorreva nel sangue da troppo tempo.

Al suo incontro con il pirata Barbabianca in una notte di luna piena, vascelli

affiancati e lumi bassi.

«M’inchino dinnanzi al vostro corpo, che fa spalancare la finestra della mia fantasia verso l'infinito, fatto di litorali illimitati e di mari che brillano di lucciole, e onde argentate rischiarate dalla luna, a bordo del mio veliero in navigazione sulle vostre curve da sogno.» le aveva detto l’uomo al loro primo incontro, avanzando verso di lei con passo pesante di stivali pregiati, chinandosi a baciarle la mano nella sala delle mappe nautiche. Capelli candidi raccolti in una stretta coda, occhi azzurri d’oceano che cambiavano  colore come le acque all’arrivo della procella quando la rabbia gli mordeva il cuore; pirata gentiluomo, unico, delizioso insolente armato sulla sua nave, una concessione straordinaria a quel filibustiere che le incendiava il sangue.

«Ammaino le mie vele sulle vostre labbra di miele, che sanno placarmi e infiammarmi del vostro amore e del desiderio di voi.» le aveva sussurrato, e alle parole erano seguiti i fatti.

 

«Tienimi da parte una bottiglia di questo nettare per stanotte, amico mio!» urlò la piratessa a Jeb. Il primo capì al volo il pensiero di Doňa Ana e si affrettò sorridendo a eseguire l’ordine. «Abbiamo recuperato anche questo!» le urlò lanciandole un sacchetto morbido con qualcosa di duro e pesante dentro. Ana lo aprì ammirandone il contenuto: «Uhm, modicano…» disse compiaciuta mettendo sotto i denti un pezzo del prezioso cioccolato.

 

Più tardi, a notte inoltrata, la piratessa morse il nero quadrato di cioccolato socchiudendo languida gli occhi: avvolse con le labbra umide le dita del pirata Barbabianca; morse il dolce, che si ruppe con un rumore secco. Lasciò andare le dita dell'uomo con una sensuale carezza della bocca. Si portò il calice al viso per aspirare l'aroma intenso del vino. Per un istante si perse nella contemplazione estrema di tanto piacere: il cioccolato che si scioglieva sul palato, il liquido che la scaldava con un’esplosione di sapori, dolce e intenso. Si girò per ammirare l'uomo che le stava accanto. Sorrise al pensiero del piacere che lui riusciva a donarle. Gli appoggiò la coscia nuda sulla pelle per attrarre la sua attenzione. Fecero tintinnare di nuovo i bicchieri. Fuori dalla nave, la notte sciabordava tranquilla sull'oceano illuminato da una luna maestosa. Le stelle brillavano nel buio, alcune precipitavano spegnendosi nell’infinito. Nella cabina le morbide lenzuola, altro bottino destinato al capitano, avvolgevano i due amanti, che ripresero con gioia le loro deliziose schermaglie.

 

Il loro amore divenne una promessa: una volta all’anno in un luogo preciso, secondo due mappe gemelle che conservavano entrambi gelosamente.

 

Fino al giorno in cui lui non arrivò, inghiottito da un destino che a lei non era dato sapere.

 

La nave di Ana rimase ormeggiata sette giorni.

 

Quando diede ordine di salpare, aveva deciso che non si sarebbe mai più innamorata di nessuno.

 (Foto © Morgana Photography)

 

 

 

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